“Il dono dei magi comincia col parlare di una somma di denaro: «Un dollaro e ottantasette cent». È tutto ciò che Della ha potuto mettere da parte nel corso dell’anno mercanteggiando con il macellaio e il droghiere. La sua parsimonia nelle transazioni commerciali nascondeva un desiderio generoso: quello di poter comprare per il marito Jim un regalo di Natale non troppo misero. Ma è già la vigilia della festa e il suo gruzzoletto è di gran lunga insufficiente. Con le lacrime agli occhi, Della si decide allora a vendere l’unico tesoro che possiede, la sua abbondante capigliatura bruna che le arriva fino alle ginocchia. Con i venti dollari così ottenuti, compra una catena di platino che sembra fatta su misura per l’orologio d’oro di cui Jim va tanto fiero. Ritornata a casa, Della sistema i pochi capelli che le sono rimasti in minuscoli ricci e aspetta il ritorno del marito.
Quando Jim arriva, fissa stupito gli strani riccioli della moglie. «Non guardarmi a quel modo!» esclama Della, e gli spiega di aver venduto la propria chioma per comprargli un regalo. «Forse i miei capelli erano contati, – prosegue – ma nessuno potrebbe mai misurare il mio amore per te.» Jim l’abbraccia e poi tira fuori dal suo cappotto liso un pacchetto che spiega il suo stupore: esso contiene un set di fermagli di tartaruga di un colore perfetto per la capigliatura sparita. Della sognava da tempo di poterli avere, e ora non può più portarli… Ma si consola pensando al suo regalo per Jim, che egli non ha ancora visto. Senza aspettare oltre, gli dà la catena e propone di attaccarvi subito l’orologio. «Della, – risponde Jim – mettiamo via i nostri regali di Natale per un po’ di tempo. Io ho venduto l’orologio per comprarti i pettini».”¹
¹Mark Anspach, A buon rendere. La reciprocità nella vendetta, nel dono e nel mercato, Bollati Boringhieri editore s.r.l., 2007
